Villa Bandini
La Villa del Bandino, conosciuta anche come Canto al Paradiso, Villa Il Paradiso, Villa Bandini e successivamente Villa Niccolini, è una dimora storica situata nel Quartiere 3 di Firenze, nella zona sud della città, precisamente in via del Paradiso 5, nel quartiere di Gavinana (Pian di Ripoli). La villa sorge nei pressi del piccolo borgo di origine feudale il Bandino.
Foto: Archivio Niccolini - per gentile concessione del Marchese Lorenzo Niccolini.
Nel 1928, il borgo del Bandino, che fino ad allora faceva parte del Comune di Bagno a Ripoli, venne annesso al Comune di Firenze, segnando un'importante trasformazione amministrativa del territorio.
Foto: Fototeca Musei Civici Fiorentini.
La famiglia Bandini
La Villa del Bandino fu costruita nel XII secolo, intorno al 1100, dalla famiglia Baroncelli. Nel 1400 passò a Bandino di Bencivenni Baroncelli, capostipite della famiglia Bandini, un ramo dei Baroncelli. La villa divenne così un grandioso palazzo con Casa di Fattoria della famiglia Bandini.
Foto: Archivio Storico del Bandino - Lorenzo Andreaggi.
Uno dei membri più noti della famiglia fu Bernardo Bandini Baroncelli, coinvolto nella congiura dei Pazzi. Il suo arresto avvenne a Costantinopoli il 23 dicembre 1479, e pochi giorni dopo, il 29 dicembre, venne impiccato nel Palazzo del Bargello con ancora indosso il suo costume da fuggiasco "alla turchesca". All’esecuzione assistette anche Leonardo da Vinci, che ne disegnò il cadavere.
Il 10 ottobre 1498, nella villa nacque Alessandro Giovanni Bandini, figlio di Pierantonio Bandini e Maria Bonciani. Durante l'assedio di Firenze del 1529-1530, si schierò con le forze imperiali e ospitò nella villa il comandante dell’esercito assediante, il principe Filiberto d'Orange. Grazie a questa alleanza, la Villa del Bandino non venne distrutta, a differenza di molte altre ville fiorentine.
Foto: Lorenzo Andreaggi.
La villa compare nel disegno dell’assedio di Firenze realizzato da Giorgio Vasari e dipinto successivamente da Giovanni Stradano in un affresco conservato nella Sala di Clemente VII a Palazzo Vecchio. Un altro illustre esponente della famiglia che visse nella villa fu Giovanni Bandini, noto scultore, conosciuto anche come Giovanni dell’Opera.
L'ingresso e il giardino della villa
L'accesso alla villa avveniva attraverso un imponente ingresso monumentale, caratterizzato da vasi in terracotta, leoni in pietra serena e obelischi. Una volta entrati, si trovava un ampio piazzale con un pallottolaio, una vasca in ferro battuto e un grande "giardino segreto", racchiuso da alte mura che ne garantivano la privacy e la bellezza.
Foto: Giuseppe Giorno.
I disegni di Giorgio Vasari il Giovane
Tra la produzione grafica di Giorgio Vasari il Giovane, nipote del celebre Giorgio Vasari, conservata al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, si trovano due disegni raffiguranti la villa del Bandino. Una tavola mostra due finestre del palazzo, mentre un'altra, intitolata "Disegno di Bandini in Paradiso", illustra la planimetria della villa e della casa di fattoria annessa. Sebbene nel disegno non compaia il giardino, una didascalia sostituisce la rappresentazione grafica con una descrizione: "Giardino bellissimo con una fontana, et un Vivaio in testa de ss.ri Bandini al Paradiso".
Foto: Archivio Storico del Bandino - Lorenzo Andreaggi.
La scultura di Alfeo e Aretusa
Tra il 1568 e il 1570, il Cavaliere Alamanno Bandini commissionò allo scultore fiorentino Battista di Domenico Lorenzi (allievo di Baccio Bandinelli) un gruppo marmoreo di statue, tra cui la celebre statua di Alfeo e Aretusa. Questa scultura era destinata a adornare una grotta progettata dallo stesso Alamanno nel giardino segreto della villa. Nel 1940, il Marchese Paolo Niccolini, esportò la statua negli Stati Uniti per venderla al Metropolitan Museum of Art di New York, dove è ancora oggi esposta al pubblico.
Foto: Matteo Albani.
La Grotta del Bandino e le trasformazioni della villa
Nel 1745, per volere dei marchesi Niccolini, fu realizzata una nuova Grotta del Bandino, progettata da Giuseppe Menabuoi. La grotta venne costruita sul fondale del giardino, al centro delle limonaie, in sostituzione della vecchia grotta voluta da Alamanno Bandini. La nuova struttura, una fontana a loggia o "trogolone", non ospitò più la celebre statua di Alfeo e Aretusa, che fu spostata in giardino per far posto a una nuova scultura di Venere e Adone. Quest'ultima, tuttavia, scomparve o fu trafugata durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.
Foto: Archivio Niccolini - per gentile concessione del Marchese Lorenzo Niccolini.
La statua di Alfeo e Aretusa era originariamente collocata al termine di una fontana, alimentata da un condotto di acqua sorgente, i cui diritti di sfruttamento erano stati acquisiti dagli Alberti in quegli anni. Il giardino circostante era ricco di piante di agrumi, pozzetti per l'acqua, fontanelle, orci, vasi di terracotta e pietruzzi in pietra serena. Al termine del giardino, che separava la proprietà dai campi coltivati e dal pomario, una lunga scalinata in pietra conduceva a una terrazza panoramica che dominava l'intera proprietà.
La villa era anche dotata di un ampio orto chiuso, una corte con un pozzo, tre fondi, due cantine, quattro sotterranei e un cunicolo che collegava il palazzo al monastero del Paradiso (Chiesa di Santa Brigida al Paradiso). Questo passaggio sotterraneo percorreva la "via del Paradiso" (il famoso Paradiso degli Alberti) e arrivava alla Chiesa di Santa Maria e Santa Brigida al Paradiso.
Nel 1746, la grotta venne decorata e abbellita dal pittore e scultore Giuseppe Giovannozzi, originario di Settignano. I Niccolini mantennero la proprietà della villa fino al 1830, quando la vendettero a due famiglie: i Biagini e i Consiglio. Questi ultimi la rivendettero a un altro illustre proprietario, Napoleone Rossi.
Foto: Archivio Storico del Bandino - Lorenzo Andreaggi.
L'infanzia di Andrea Corsini e la storia della villa
Nella villa visse la sua infanzia Andrea Corsini, storico della scienza. La proprietà passò in eredità alla madre Creusa Giuseppina e alla sorella Erminia negli Uberti il 28 novembre del 1885, anno della morte del padre, Achille di Felice Rossi-Ghelli, tenore, che aveva acquistato la villa dal fratello Napoleone Rossi il 10 aprile del 1871.
Nel 1897, la madre Creusa Giuseppina Rossi, di educazione religiosa, fece costruire un piccolo oratorio accanto all'ingresso principale della villa, sulla Via del Paradiso, oratorio che è ancora oggi esistente. In quegli anni, la villa era conosciuta anche come "Villetta Rossi-Ghelli in Pian di Ripoli".
La villa tra proprietà e trasformazioni
Nel 1863, il V Principe di Sismano Andrea Corsini vendette una parte della villa al Comune di Bagno a Ripoli. In questa sezione, il Comune istituì una scuola educativa per fanciulli, su progetto dello stesso Principe. Oggi, quella porzione comunale (con la facciata laterale su via di Ripoli 118) ospita la Biblioteca Comunale del Quartiere 3 di Firenze, dal 1999, dopo essere stata adibita agli sfollati della Seconda Guerra Mondiale e alla Polizia.
Foto: Archivio Storico del Bandino - Lorenzo Andreaggi.
Il resto della villa è di proprietà dei giardinieri e fiorai Masini dal 1942, quando fu acquistata da Enrico Masini e successivamente ereditata dal figlio Carlo Masini, anch'egli fioraio in Piazza del Duomo. Dopo la morte di Carlo, la proprietà passò a Roberto Masini (figlio di Carlo e attuale proprietario), insieme alle figlie Vilma Masini e Gabriella Masini.
Foto: Archivio Storico del Bandino - Lorenzo Andreaggi.
Vari angoli della villa sono stati immortalati dal pittore fiorentino Cincinnati. Inoltre, nel 1908, il compositore Monsignor Lorenzo Perosi trascorse periodi di riposo al Bandino, su consiglio medico, dopo aver vissuto una profonda crisi a causa della morte del padre. In quel periodo, Perosi compose l'opera lirica incompiuta "Giulietta e Romeo".
Il 1° marzo 1921, a seguito dell'assassinio del sindacalista Spartaco Lavagnini da parte dei fascisti, si svolsero al Bandino violenti scontri, durante il tentativo delle guardie regie di rimuovere una barricata eretta dai manifestanti socialisti.
Foto: Enrico Degli Innocenti.
Una leggenda popolare narra che, in uno dei sotterranei della villa, fosse sepolto un massiccio "angelo d'oro", un riflesso dei tesori medievali che, talvolta, venivano accidentalmente rinvenuti nel sottosuolo.
con la Chiesa di Santa Maria e Santa Brigida al Paradiso di Via Benedetto Fortini.
Foto: Lorenzo Andreaggi.